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sabato 17 dicembre 2011

La danza della tigre

di Björn Kurtén
Voto: 4/5
Il contatto tra due gruppi umani realmente diversi è più meraviglioso di qualunque invenzione fantascientifica. Stephen Jay Gould nell'introduzione

Tigre è il giovane figlio del capo del Lago delle Trote. Sta partecipando con entusiasmo ad una caccia al mammut, quando una delle enormi bestie lo carica, e nella fuga gli fa piombare un tronco d'albero addosso. Sarà proprio questo incidente a salvare Tigre, perché qualche istante dopo tutti i guerrieri della sua tribù saranno attaccati e sconfitti da un misterioso nemico, che raderà poi al suolo il loro villaggio. Tigre, ferito e solo al mondo, viene salvato da una tribù di Bianchi, presso cui si stabilirà. Ma il desiderio di vendetta in lui non è sopito.

Durante una campagna di scavi nei pressi di Ceprano, si parlava dei ominidi vari, e un professore mi nominò per la prima volta Björn Kurtén, e i suoi romanzi (di cui non ricordava i titoli) che raccontavano dell'incontro tra l'uomo di Neanderthal e il sapiens. Ero rimasta molto affascinata dall'idea di questi romanzi, e li ho cercati per anni, finché finalmente non ho trovato qualcuno che ne scambiava uno su aNobii, e finalmente l'ho letto!
Che dire, valeva veramente la pena aspettare così tanto, e sopportare la strana grafica di Franco Muzzio Editore, con un carattere che assomiglia al Courier che ho trovato un po' ostico da leggere (senza contare gli innumerevoli errori ortografici con una lettera al posto un altra), perché il libro è bellissimo!!!
Ok, sono un po' di parte, non posso negarlo, come ho già detto nel commento a Ayla figlia della Terra, adoro tutto ciò che concerne i neandertaliani! Già l'introduzione mi ha entusiasmato, essendo stata scritta da Stephen Jay Gould, un autore presente nella mia wishlist da secoli! Molto bella la sua presentazione del romanzo, in particolar modo mi ha attizzato la curiosità, aumentata poi dall'introduzione dell'autore stesso, dal titolo "Una sfida al lettore": perché l'Homo neandertalensis si è estinto?" Ancora oggi non si sa, ma le ipotesi sono molte. Con questo romanzo, Kurtén spiega la sua, e sfida il lettore a capirla leggendo. Io confesso di aver toppato, ma probabilmente questo è anche dovuto al fatto che mi sono troppo lasciata prendere dal fascino del romanzo, dimenticandomi della parte scientifica! Per fortuna viene spiegata dall'autore in una nota finale, ed è inutile dire che l'ho trovata affascinate tanto quanto il romanzo stesso!
Al contrario della Auel, Kurtén precorre i tempi proponendo i suoi ominidi come li immaginano le teorie più moderne: i sapiens scuri di pelle, e i Neanderthal bianchi, con occhi e capelli chiari, come adattamento al clima glaciale in cui sono vissuti. Altra differenza, in questo romanzo sono i Neanderthal ad avere una cultura più aperta e tollerante. Altra previsione azzeccata da Kurtén è il fatto che sapiens e neandertalensis sono due specie distinte, e non due sottospecie, come qualcuno proponeva a quei tempi, e lo dimostra con la sterilità dei figli nati dalle unioni dei rappresentanti delle due specie. Oggi la certezza si è avuta con analisi molecolari.
Altra cosa che mi è piaciuta molto sono state le citazioni presenti ad ogni inizio di capitolo; peccato che molte fossero in lingue che non conosco! :(
Solo una cosa del modo di scrivere di Kurtén non mi è piaciuta: c'erano spesso nelle descrizioni dei riferimenti con concetti moderni, come le lenzuola e i clown. Non so, mi è parsa un po' stonata la cosa!
E' veramente però solo l'unica pecca che ho trovato, perché per il resto il romanzo è bellissimo. Attraverso la storia di Tigre e dei personaggi che gli capita di incontrare nelle sue peripezie, ci viene mostrato uno spaccato di vita in quel periodo di "pausa" tra due ere glaciali, in una zona che grossomodo corrisponde all'attuale Finlandia. Molta fantasia è stata aggiunta alle ricerche e alle ipotesi scientifiche, senza dubbio, ma è tutto talmente ben descritto, i personaggi sono tutti così umani, caratterizzati anche dalle loro storie passate, tristi e affascinati, che non si può fare a meno di pensare: perché no? Potrebbe davvero essere accaduto tutto, le cose potrebbero davvero essere andate così!


Scheda del libro
Titolo: La danza della tigre
Autore: Björn Kurtén
Paese: Finlandia
Titolo originale: Dance of the Tiger. A novel of the Ice Age
Anno prima pubblicazione: 1978
Casa Editrice: Franco Muzzio
Pagine: 254
aNobii: LINK


Un po' di frasi

I mammut uscirono allo scoperto, senza rumore, nel luogo previsto dalla mente umana. Uno dopo l'altro emersero dalla foresta, i grossi animali in capo alla fila, poi i più piccoli, e un enorme maschio alla retroguardia. Come se avessero ricevuto un ordine, adulti e giovani insieme alzarono le punte delle corte proboscidi, fiutando sospettosamente le pigre bave d'aria che spiravano sulla palude. Ma esse non portarono loro altro messaggio che l'acuto aroma della veronica e delle bacche che maturavano sui rovi. Né si udiva alcun suono, salvo il debole ronzio d'innumerevoli libellule intente ai loro giri sulla superficie della palude, simili a una bruma di puntolini scintillanti sotto il sole infuocato. Una dozzina di sguardi erano fissi sulla colonna.
[incipit]

Ecco qua una candela, per farti luce al tuo lettino.
Ed ecco una grossa mannaia, per tagliare la tua testolina.
Poesiola per bambini (citazione di inizio capitolo)

Troppo spesso abbiamo considerato gruppi di nostri simili come insetti nocivi, giustificando così l'uso brutale e irresponsabile della tecnologia contro di essi. Questa sembra, disgraziatamente, una caratteristica della specie che nella sua hubris ha eletto di chiamarsi Homo sapiens.
Nota dell'autore

giovedì 15 dicembre 2011

Ayla figlia della Terra

Serie "Figli della Terra"
di Jean M. Auel
Voto: 4/5
La bambina nuda corse fuori della capanna ricoperta di pelli verso la spiaggia sassosa dove il piccolo fiume formava un'ansa. Non le venne in mente di girarsi a guardare. Nella sua esperienza nulla le dava motivo di dubitare che il riparo e coloro che vi si trovavano non sarebbero stati lì al suo ritorno.
Entrò nell'acqua sollevando spruzzi; sentì i sassi e la sabbia scivolarle via sotto i piedi quando la sponda scese a picco. Si tuffò nell'acqua fredda e riemerse tra gli spruzzi, poi con alcune bracciate sicure raggiunse la ripida sponda opposta. Aveva imparato a nuotare ancor prima che a camminare e, a cinque anni, si trovava perfettamente a suo agio nell'acqua. Spesso non si poteva fare a meno di nuotare per attraversare un fiume.
La bambina giocò un po', nuotando avanti e indietro, poi si lasciò trasportare dalla corrente. Quando il fiume si allargò, spumeggiando sui sassi, si alzò in piedi e si spinse a riva, poi tornò sulla spiaggia e cominciò a scegliere ciottoli. Ne aveva appena messo uno in cima a un mucchietto di particolarmente carini quando la terra cominciò a tremare.
[incipit]

Stavolta invece di un saggio vorrei presentarvi un romanzo.

Ayla ha cinque anni quando un terremoto la lascia sola al mondo. Per fortuna viene raccolta da Iza, la donna della medicina del Clan dell'Orso delle Caverne. Anche se lei non è del Clan, ma è nata dagli Altri, Iza si affeziona subito moltissimo alla bambina, e cerca di farla accettare come sua figlia. Insieme all'amore della sua nuova famiglia, Ayla dovrà accettare anche i lati del Clan meno piacevoli, come la struttura sociale estremamente maschilista e la discriminazione per la sua diversità. Non le verranno mai meno, però, l'amore di Iza e di Creb, fratello della donna della medicina, e un uomo deforme dalla nascita, ma dal grandissimo potere mentale, che ne fa il Mog-ur, lo sciamano più potente di tutti i Clan.

Tanto per chiarire: come cantava Umberto Tozzi, gli Altri siamo noi, nel senso che i protagonisti di questo romanzo (a parte Ayla) sono degli uomini (e donne) di Neanderthal, mentre gli Altri, così brutti, con quella faccia piatta, il mento sporgente, la fronte ampia... ;) sono i sapiens. Già per questo non poteva non piacermi questo libro, perché da sempre nello studio dell'antropologia i neandertaliani sono gli ominidi che mi affascinano di più! La Auel ce li presenta con una società già piuttosto complessa, ma comunque credibile. Certo, il libro è del 1980, quindi contiene delle imprecisioni, visto che molti studi in proposito negli ultimi anni sono stati rivisti e corretti, per esempio non è vero che i sapiens fossero chiari di pelle, occhi e capelli, e i neanderthal scuri, bensì il contrario, e non è vero che praticassero il cannibalismo (o, almeno, non ci sono tracce certe in proposito). Però, insomma, chi se ne importa? E' un romanzo! :)
Il mondo dell'Homo neandertalensis descritto dalla Auel mi ha affascinato fin da subito. E' un mondo ormai in declino, estremamente radicato nelle sue tradizioni e quindi incapace di aprirsi alla novità e, deduco, secondo la Auel è questo che l'ha poi portato all'estinzione. Ayla, come rappresentante della sua specie, porta con sé il germe dell'innovazione, che neanche le rigide regole del Clan riusciranno del tutto a sopprimere. I neandertalensis hanno le loro memorie, i ricordi trasmessi geneticamente di generazione in generazione che sono molto più che semplice istinto, sono vere e proprie conoscenze acquisite dagli antenati. I sapiens invece hanno dalla loro intuito, adattabilità e, soprattutto, curiosità; sono, d'altronde, una specie ancora giovane, dei fanciulli in confronto agli antichissimi "cugini". Per circa metà libro, è stato questo aspetto "antropologico" a colpirmi e interessarmi di più, poi nella seconda metà è stata la vicenda che mi ha conquistato, talmente tanto che non riuscivo più a smettere di leggere! :) Fremevo di indignazione per le ingiustizie che subiva Ayla, partecipavo ai dolori e alle gioie di tutto il Clan, e restavo col fiato sospeso nei momenti di tensione e incertezza...
Il personaggio che mi è piaciuto più di tutti è stato Brun. Davvero un bel personaggio, molto sfaccettato: è il capo, quindi ha dei doveri, è rispettoso delle tradizioni, ma è anche aperto di mente, è molto intelligente e capace, sa essere giusto e severo ma anche compassionevole, e ha a cuore soprattutto il bene del Clan.
Ho visto che questo romanzo viene classificato anche come fantasy, e per buona parte del libro mi sono chiesta perché: è vero, si parla di spiriti e di incantesimi, ma si capisce bene, anzi, spesso viene proprio spiegato, che in realtà non c'è nessuna magia e le cose sono spiegabilissime, almeno per noi sapiens moderni. Però poi ad un certo punto la magia arriva davvero: quando Creb entra in contatto con la mente di Ayla, vede la storia passata della sua specie, ma lei riesce a vederne anche il futuro, con un disorientante susseguirsi di paesaggi, non ammassati nella confusione della natura, ma disposti in schemi regolari. Strutture quadrate si alzavano dalla terra e lunghi nastri di pietra serpeggiavano, lungo i quali strani animali strisciavano a grande velocità; enormi uccelli volavano senza sbattere le ali. Insomma, questa visione così chiara del mondo di oggi, è davvero magia! ;) Tra l'altro, mi è piaciuta molto come scena, anche le riflessioni che ha suscitato in Creb, in particolar modo una sulla fine della sua specie: Noi siamo un popolo antico. Abbiamo mantenuto le nostre abitudini, onorato gli spiriti e il Grande Orso, ma per noi è finita. Forse così doveva essere. Forse non dipende da te, Ayla, ma dalla tua razza. È per questo che sei giunta fino a noi? Per farmelo sapere? La terra che lasciamo è splendida e ricca; ci ha dato quello di cui avevamo bisogno per tutte le generazioni che ci è stato concesso di vivere. Come la lascerete voi, quando verrà il vostro turno? E... purtroppo non bene, Creb, mi dispiace! L'abbiamo trattata, e la trattiamo ancora, assai male! :(
Tra queste usanze e riti magici vari, me n'è piaciuto uno in particolare, perché, seppure terribile, l'ho trovato estremamente affascinante: la Maledizione di Morte. In pratica, quando un membro del clan si macchia di colpe particolarmente gravi, viene colpito da questa maledizione, e per il resto del clan è morto. In realtà non gli accade niente, sennonché vedendosi ignorato da tutti gli altri, che, come lui, credono davvero alla maledizione, si convince di essere morto e smette di mangiare e di curarsi di sé.
Il finale del libro l'ho trovato tristissimo! Ayla è costretta ad abbandonare il suo adorato bambino, ma forse più che per lei mi dispiace per il Clan, ormai mi ero affezionata a tutti, e ora si ritrovano con un capo incapace come Brud: che ne sarà di loro? :(
Non mi è piaciuto molto il titolo italiano, non so proprio cosa possa significare l'attributo di "figlia della Terra" per Ayla; il titolo originale, "Il Clan dell'Orso delle Caverne" era forse più banale (non che "figlia della Terra" sia il massimo dell'originalità!) ma più attinente.


Scheda del libro
Titolo: Ayla figlia della Terra
Saga/Serie: Figli della Terra
Autore: Jean M. Auel
Paese: Stati Uniti d'America
Titolo originale: The Clan of the Cave Bear
Anno prima pubblicazione: 1980
Casa Editrice: SuperPocket
Traduzione: Silvia Stefani
Pagine: 452
aNobii: LINK

mercoledì 14 dicembre 2011

Foto dell'antichissimo giaciglio

Ho trovato la notizia che ho già riportato QUI sul materasso più antico mai ritrovao (80.000 anni fa) su un altro sito, e stavolta c'erano in più alcune belle immagini così ve lo ripropongo:

Il materasso più antico del mondo

martedì 13 dicembre 2011

Uomini per caso

di Gianfranco Biondi e Olga Rickards
Voto: 4/5
Tutti gli uomini sono della medesima argilla.
La stessa tenebra prima, la stessa carne in vita,
la stessa cenere dopo.
Victor Hugo (I miserabili, 1862)
[citazione all'inizio del libro]

Con questo libro ho fatto l'esame di Paleontologia Umana e Paleoantropologia (per la cronaca, 30), poi a distanza di anni ho deciso di rileggerlo per rinfrescarmi un po' la memoria su questi argomenti.
Purtroppo devo dire che lo ricordavo più bello! Forse perché alla prima lettura era quasi tutto nuovo e incredibilmente affascinante, non so...
Una cosa che non ricordavo, e che mi ha dato particolarmente fastidio, sono stati i continui riferimenti (soprattutto all'inizio, ma ritornavano ogni tanto nel corso del libro) alla religione: non è vero che sono esistiti Adamo ed Eva, e la Terra ha più di 4000 anni, e non c'ha creato Dio a sua immagine e somiglianza... Un po' fastidioso continuare a ribadirlo, a mio parere! Ma forse sono io nel torto pensando che non ci sia bisogno di precisare certe cose...
Ma veniamo a quello che, invece, mi è piaciuto! :) Cioè praticamente tutto!
Il libro spiega non solo le varie scoperte e teorie sull'evoluzione umana, ma anche le varie evoluzioni del modo di pensare in questo campo.
Una delle scoperte che trovo da sempre più affascinanti è quella delle orme di Laetoli. In pratica sono delle "orme fossili" di una delle prime specie di ominidi, del genere Australopithecus, scoperte da Mary Leakey:

Davanti ai suoi occhi, e poco dopo davanti agli occhi di tutta l'umanità, c'era come uno spezzone di pellicola impressionata con il cammino dei nostri antenati e l'emozione fu ancora maggiore di quella che ci procurò il 20 luglio 1969 l'impronta dello stivale di Neil Armstrong sulla luna.
Infatti queste orme sono state una prova più che certa che 3,5 milioni di anni fa c'era "qualcuno" che camminava usando due soli arti, in un modo praticamente uguale a quello dell'uomo moderno. Ma più di tutto mi colpisce la descrizione del dettaglio di queste impronte:
Le impronte erano disposte lungo due file lontane tra loro una trentina di centimetri. Le prime erano state lasciate da un individuo più piccolo, mentre le seconde da uno di dimensioni nettamente maggiori e in queste si poteva notare il calco dell'alluce di un terzo individuo: come se qualcuno avesse messo i propri piedi sui passi di qualcun altro, allo stesso modo di quello che fanno i nostri ragazzi quando camminano giocando dietro di noi sulla sabbia o nella neve.

Poi una piccola curiosità: a Skhul, in Israele, è stato ritrovato uno scheletro con una capacità cranica di 1.554 cc, e ciò sembrerebbe dare concretezza all'ipotesi che il cervello dei primi rappresentanti dei sapiens fosse addirittura più grande di quello degli uomini dei nostri giorni.

Infine, un altro argomento che mi ha sempre affascinato è tutto quello che riguarda l'uomo di Neanderthal. In particolar modo mi incuriosisce la sua estinzione, che resta tutt'ora un mistero. Forse semplicemente si è trattato di un caso (o di fortuna, dal nostro punto di vista di sapiens!), o forse la spiegazione c'è, ma i fossili ritrovati finora non ci permettono di comprenderla.
Il libro fa un'osservazione, non legata all'estinzione dell'Homo neanderthalensis, che però mi ha fatto riflettere a tal proposito. Riguarda i fossili trovati nelle caverne della punta più meridionale della Spagna: solo uno stretto braccio di mare separava queste popolazioni dall'Africa, eppure i neandertaliani non si sono mai spinti oltre, mentre in quell'epoca (tra 33 e 29 mila anni fa) l'Homo sapiens si era già spinto in quasi tutto il mondo, anche fino in Australia. Coma mai il Neanderthal, invece, non si è mosso ad affrontare il mare? Le spiegazioni possono essere molte, e una è che forse, in essi non era tanto accentuata come in noi l'inquietudine che ci spinge a cambiare.


Scheda del libro
Titolo: Uomini per caso
Autori: Gianfranco Biondi e Olga Rickards
Anno prima pubblicazione: 2001
Casa Editrice: Editori Riuniti
Pagine: 273
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lunedì 12 dicembre 2011

Come si origina un nuovo gene?

Come si origina un nuovo gene?

Articolo breve ma molto interessante, anche se parla di un argomento in continua evoluzione, quindi potrebbe anche essere smentito a breve, chissà!

domenica 11 dicembre 2011

La straordinaria storia dell’uomo

di Piero e Alberto Angela
Voto: 4/5
Quanto indietro riuscite ad andare col vostro albero genealogico?
[incipit]

Un saggio scritto come un'indagine, alla ricerca degli "indizi" lasciati dai nostri antenati per capire come è nato l'animale Uomo.
Un libro bellissimo, affascinante e ben scritto. Gli ho dovuto dare 4 stelline e non 5 per un solo semplice motivo: è datato. Dall' '89 ad oggi sono state fatte nuove scoperte e riviste alcune teorie, quindi alla fin fine il libro risulta in alcuni punti "errato". Lo so perché l'Antropologia è la mia materia di studio. Quindi potrebbe venire da chiedersi: che l'ho letto a fare io questo libro se non può dirmi nulla di nuovo, anzi, mi tocca pure correggerlo? Bè, intanto per alcune interviste ad eminenti studiosi di cui di solito si studiano le teorie, ma che non avevo mai sentito "parlare". Poi perché qualcosina che non so o che ho dimenticato c'è sempre. Ma soprattutto perché è proprio un bel libro, piacevolissimo da leggere. Soprattutto i racconti delle varie scoperte, sempre emozionanti e poi le meravigliose ricostruzioni di una "giornata tipo" fatte per i vani ominidi proposti dall'Homo habilis in poi. Forse un po' audaci, ma comunque scientificamente accurate (d'altronde Alberto è Paleoantropologo!) e tanto, tanto affascinanti!!

Scheda del libro
Titolo: La straordinaria storia dell’uomo
Autori: Piero e Alberto Angela
Paese: Italia
Anno prima pubblicazione: 1989
Casa Editrice: Mondadori
Copertina: Valter Fogato
Pagine: 374
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Un po' di frasi

L'uomo, invece, possiede un efficace sistema per tradurre i pensieri in parole (magari anche per dire idiozie, ma articolandole bene).

sabato 10 dicembre 2011

Il culto del sonno ha 80 mila anni

Un articolo interessante (a parte l'errore della denominazione Homo sapiens sapiens) su Corriere della sera.it:

Trovato il più antico giaciglio umano. Risale a 80 mila anni fa.

Si tratta pratiamente del più antico "materasso" ritrovato! Affascinante pensare che dormire comodi era un priorità già allora! :)

QUI l'articolo in inglese pubblicato su Science.

venerdì 9 dicembre 2011

Homo sapiens e altre catastrofi

Per un'archeologia della globalizzazione
di Telmo Pievani
Voto: 4/5
La scienza, avventura squisitamente umana inventata dai sapiens, si alimenta di miti, di abitudini mentali e di tenaci speranze. È un gioco di costruzione e di ricostruzione di metaforiche talvolta, provvisoriamente, danno l’impressione di rappresentare adeguatamente la realtà.

Ecco qui, cominciamo col condividere qualche libro che ho letto inerente al tema di questo blog.

Un libro veramente molto bello, e davvero ben scritto, che consiglio a chiunque sia un po' curioso non solo sull'origine della specie umana, ma anche sull' "evoluzione" delle varie idee in proposito. Per un profano può risultare forse un po' ostico, ma è comunque un libro scritto benissimo e in maniera chiara e semplice.

La specie Homo sapiens è vista come una catastrofe sia perché è grazie ad eventi assolutamente casuali e spesso anche catastrofici che è potuta comparire sulla Terra, sia perché fin dagli inizi si è dimostrata essere un "pericolo" per le altre specie e l'ambiente in generale. Insomma, deriviamo da una catastrofe, siamo sopravvissuti ad alcune di esse, e ora lo siamo diventati anche noi!

Insomma, veramente vi consiglio di leggerlo, la storia dell'evoluzione umana è estremamente avvincente, e Pievani sa narrarla senza farle perdere un filo del suo fascino.

Scheda del libro
Titolo: Homo sapiens e altre catastrofi
Sottotitolo: Per un'archeologia della globalizzazione
Autore: Telmo Pievani
Paese: Italia
Anno prima pubblicazione: 2002
Casa Editrice: Meltemi
Copertina: Maurits Cornelis Escher, Incontro, 1944
Pagine: 382
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inizio lettura: 1 dicembre 2005
fine lettura: 25 maggio 2006

Un po' di frasi

Se la Torre Eiffel rappresentasse l’età della terra, lo spessore della vernice sul pinnacolo al suo vertice rappresenterebbe la durata relativa dell’esistenza dell’uomo; e chiunque percepirebbe che quel sottile strato di vernice fu ciò per cui fu costruita la torre. Suppongo che lo percepirebbe, non lo so di sicuro.
Mark Twain

Io temo che Homo sapiens sia una cosa tanto piccola in un vasto universo, un evento evolutivo estremamente improbabile nell’ambito della contingenza evolutiva. Il lettore può prendere questa conclusione come gli pare. Alcuni troveranno questa prospettiva deprimente; io l’ho sempre considerata esaltante: una fonte insieme di libertà e di conseguente responsabilità morale.
Stephen J. Gould

mercoledì 7 dicembre 2011

martedì 6 dicembre 2011

Salve a tutti!

I primi post dei blog sono sempre difficoltosi per me, non so mai cosa scrivere!
Proverò allora a spiegare perché ho voluto aprire un ennesimo blog (ne ho già due all'attivo, più un live journal!).
Il motivo è semplice: come recita il sottotitolo del blog, l'Antropologia è una mia grande passione, mi piacerebbe farne il mio mestiere, ma... bè, inutile dilungarmi sugli innumerevoli problemi di una professione come questa, e come molte altre affini.

Allora giro per il web, leggo libri, maturo ossessioni... così, ecco qua, un posto dove condividere tutto questo!

In effetti credo che per la maggior parte userò questo spazio per condividere articoli trovati sul web che trovo interessanti e magari commentare qualche libro.

Non so se questo blog avrà vita breve o mi accompagnerà per molto tempo, non so se troverà lettori o magari altri blog con cui interagire, o rimarrà solo una specie di mio personale archivio virtuale. Non so, comunque, eccoci qui, pronti ad antropologare!!!!! :)